mercoledì 15 luglio 2020

il turismo nei borghi, un trend in crescita


I borghi rappresentano storicamente il tratto distintivo dell’offerta turistica del nostro paese. Ma di questo non vi è sempre stata consapevolezza. 
In Italia non meno di 20mila borghi hanno tutte le carte in regola per poter ospitare turismo grazie alle loro bellezze storiche o naturali, all’ambiente e agli scenari, alla loro posizione, alla loro cultura ospitale. Nei borghi ci sono piccoli musei che spesso non hanno nulla da invidiare a quelli delle grandi città d’arte, per non parlare delle botteghe artigiane e dei prodotti enogastronomici. Nei borghi è nato l’unico modello di ospitalità “made in Italy”: l’albergo diffuso. Ma fino ad oggi non sempre i borghi sono riusciti a farsi notare per le risorse che possiedono. 
L’immagine veicolata è ancora spesso collegata solo a problemi atavici quali lo spopolamento, l’assenza di giovani, l’accessibilità…
La novità è però nel fatto che oggi si è aperto un nuovo Scenario: le sensibilità di chi si appresta a viaggiare sono cambiate rispetto al recente passato, e il tema della sostenibilità è molto più sentito di prima, assieme al bisogno di ambienti naturali, di sicurezza e di luoghi senza ressa. I borghi e i piccoli centri sono la proposta più coerente rispetto a questa domanda che si può sintetizzare in poche parole chiave: “natura, spazio, sicurezza”. 
Dunque il 2020 potrebbe essere davvero l’Anno dei Borghi! Ad alcune condizioni però. Nei borghi c’è ancora molto da fare, chi vive nei paesi lo sa bene che, e la grande occasione dei borghi non sarà automatica, ma dipenderà da progettualità, strategie, competenze, insomma è necessario un percorso originale di sviluppo che non sia la copia di quanto è stato fatto nelle grandi città e nelle località del turismo dei grandi numeri. 
In altri termini io penso che i borghi debbano avere il coraggio di essere “borghi fino in fondo”.
E se fino ad oggi il tema dei borghi è stato affrontato con un certo snobismo, e i borghi sono stati confinati nel cosiddetto “turismo minore”, un po’ di responsabilità è anche di chi ha voluto importare acriticamente nei borghi modelli e servizi pensati per altri luoghi. 
Una ricerca dell’Associazione Borghi più belli d’Italia ha rilevato come in un campione di 260 borghi esaminati i posti letto erano circa 70mila, in circa 7 mila attività che hanno sviluppato complessivamente 12milioni di pernottamenti, il 37% stranieri. 
Riporto questi dati perché resto convinto che condizione necessaria per il rilancio dei borghi debba essere una consapevolezza diffusa della realtà (che non è affatto marginale), e del valore della proposta dei borghi; una consapevolezza che deve riguardare Istituzioni, operatori economici e residenti. Una consaopevolezza ed un orgoglio indispensabili per dare vita a proposte e servizi che siano frutto non tanto della cultura turistica, quanto piuttosto della cultura borghigiana, fino in fondo.
Giancarlo Dall’Ara 
Presidente Associazione Nazionale Alberghi Diffusi 
(pubblicato sulla rivista Savé di Forgaria nel Friuli)

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