lunedì 6 luglio 2020

L'ultima puntata di 4 Ristoranti vinta da un Albergo Diffuso


L'ultima puntata di "4 Ristoranti" è stata vinta da Luca Maffei che gestisce assieme a Barbara, l'Albergo Diffuso "Montagna Verde" con il "miglior ristorante in un borgo della Lunigiana". Complimenti!


venerdì 26 giugno 2020

Ripartire dagli Alberghi Diffusi - rassegna stampa


Nell’estate della crisi, l’Italia delle vacanze può ripartire dagli Alberghi diffusi

Un soggiorno in sicurezza? Una casa indipendente in un borgo storico e i servizi di un hotel. L'intervista a Teresa Cremona

Un albergo diffuso è un albergo che non si costruisce, ma che nasce mettendo in rete case che già c’erano. Spesso gli alberghi diffusi nascono in piccoli o minuscoli borghi storici, qualcuno quasi inabitato. Quella che anche un giornalone come il Times ha definito come “trovata semplice e al tempo stesso geniale” è nata in Italia, e dopo un evento terribile come un terremoto. Analogie con l’oggi... pensiamoci.
Il sisma è quello che nel 1976 ha segnato il Friuli, e negli anni '80 arriva l’idea di riconvertire all’ospitalità case e borghi disabitati della Carnia. Nel 1982 nasce il progetto pilota Comeglians, portato avanti da un gruppo di lavoro che si avvaleva della consulenza di Giancarlo Dall’Ara, di fatto l’ideatore di questo modello di ospitalità. Ma solo negli anni '90 si è arrivati a capire bone di cosa parliamo ancora oggi. Così, in coda al progetto del piano di Sviluppo Turistico di Marghine Planargia, in Sardegna, sono nati a Bosa e a Santulussurgiu i primi veri “Alberghi diffusi”, con edifici vicini tra loro, e la possibilità per gli ospiti di avere garantiti tutti i servizi alberghieri, compresi gli spazi comuni. 
https://www.touringclub.it/notizie-di-viaggio/nellestate-della-crisi-litalia-delle-vacanze-puo-ripartire-dagli-alberghi-diffusi/immagine/6/l-albergo-diffuso-di-comeglians-foto-alpifvg-it


Bisos Albergo Diffuso in Sardegna

L’albergo diffuso ou, en français, « hôtel disséminé », propose des chambres éparpillées ici et là dans de vieilles maisons restaurées au cœur de villages anciens.
Ce type d’hôtellerie révolutionnaire a vu le jour en Italie. Il a contribué à redonner vie à des dizaines de villages moribonds dans le respect de l’environnement, en évitant de construire de nouvelles structures. Inscrit dans la mouvance du tourisme expérientiel, il permet aux clients de se mêler à la vie quotidienne des villageois dans des lieux authentiques. L’albergo diffuso s’impose comme un mode d’hébergement original en même temps qu’un modèle de développement touristique. Le concept a été développé par Giancarlo dall’Ara, maintenant président de l’Associazione Naziolale Albeghi Diffusi, qui regroupe une cinquantaine d’établissements tenus de respecter les mêmes normes que les hôtels au chapitre de la taille des chambres, et de la nécessité d’avoir un lieu dédié à la réception.
http://www.planetmonde.com/blog/blog13156?fbclid=IwAR0M-AWTA5z9scVfiIKHKWQY0e_yZEiEIQzyrehZW9VHRsEHLb4uRMu-Lds

Alberghi Diffusi, a way to live as a local in the most beautiful italian villageshttps://ecobnb.com/blog/2013/11/alberghi-dffusi-hotels-italy/

Un articolo del The Sunday Times del 2018: Our expert guide to Puglia
It’s our region of the year. Here’s how to get straight to the best bits of Italy’s laid-back heel
di Julia Buckley
https://www.thetimes.co.uk/article/our-expert-guide-to-puglia-ltf52j38n

Tra le esperienze di viaggio Slow Turism, ci sono alcune tipologie di alloggio che combaciano perfettamente con la filosofia del turismo lento: in particolare, si tratta di alberghi diffusi, gli agriturismi e i bed&breakfast, che permettono al viaggiatore di sentirsi maggiormente coinvolto nel tessuto locale oltre a rendere il soggiorno più sostenibile rispetto al turismo di massa. Tra questi, gli alberghi diffusi sono una novità nel panorama turistico italiano: si tratta di immobili abbandonati all’interno di un borgo, che vengono recuperati e adibiti a mo’ di alberghi, ma resi unici dall’informalità dei proprietari che abitano il posto. Ci si troverà così ad assaggiare i prodotti tipici locali fatti in casa, visitare gli orti coltivati come un tempo o sorseggiare un amaro (rigorosamente locale!) gentilmente offerto dagli abitanti del borgo.
https://glambnb.com/2020/03/31/slow-turism-la-rinascita-delluomo-a-contatto-con-la-natura/

Ecco un articolo “storico” sugli AD. E’ del 2007: This time we would like to tell you about a new accomodation facility that will give you the opportunity to be alternative tourists this summer: the widespread hotel.
The widespread hotel can be defined as a “horizontal accomodation facility”, generally situated in an old town centre, with rooms and bathrooms placed in different buildings, (even if one close to another), which refer to the same reception.
Giancarlo Dall’Ara, who is the promoter of this new formula for the tourist market, points out that the widespread hotel is particularly suitable for villages and little towns that are characterized by old town centres of artistic and architectural interest.
In this way, these centres can restore and develop some of their old closed and unused buildings and, at the same time, they can avoid building new structures for solving the problem of the tourist accomodation capacity.
In short, it looks as if the widespread hotel is becoming a new way of being tourists. In Italy several plans have already been opened in order to create some places with these features. You will find a list of the reference places on the site that is constantly kept up-to-date.
In our opinion the widespread hotel could be a different way, for the tourist, to get in a close contact with the local people and organize his own holiday to improve his knowledge about the history, art, and culture of the territory that he wishes to visit.
March 1st, 2007
http://www.italyculture.it/2007/03/01/the-%E2%80%9Cwidespread-hotels%E2%80%9D-a-new-way-to-go-on-holiday/

Albergo diffuso translates as ‘scattered hotel’. The idea is that rooms, decorated in a thoroughly authentic and local style, are scattered around the historic centre of a town but overseen by one manager with a common reception area, bar and lounge area. A traditional breakfast is served at a local cafe or delivered to your room.
http://albergo-diffuso.blogspot.it/2012/08/live-like-local-in-italian-albergo_7.html]

Anche secondo Legambiente Valle d’Aosta bisogna puntare sull’ospitalità diffusa
«sarà utile sostenere le forme di ospitalità che meglio rappresentano l’accoglienza tipica delle nostre montagne, gli alberghi medi e piccoli provati dal distanziamento sociale e a rischio di chiusura. A tal fine vanno promosse anche forme di cooperazione e scambio tra operatori, creazione di reti di ospitalità (albergo diffuso, paese albergo eccetera), già sperimentate, in modo episodico, anche in Valle. In questo modo si potrà non solo ripartire, ma anche migliorare, ponendosi come realtà pioniera nella riconversione sostenibile dell’economia».—
https://www.bobine.tv/2020/05/01/valle-aosta-legambiente-ripartenza-fase-2-coronavirus-economia-turismo-costruzioni-politica/


地震による被災から
地域再生を狙う手段だった
アルベルゴ・ディフーゾ協会(Adi)によると、現在イタリア全土だけでも120近いホテルが分散型を採用しているという。その起源には、1976年イタリア北部を襲った大地震による被害が関係していた。
この年、ヴェネチアの北東部を地震が襲い、特に被害の大きかったフリウリ=ヴェネツィア・ジュリア州では、住人が家を捨て町を離れていくケースも少なくなかったそう。
震災復興の資金として地域に割り当てられた予算をどう使うかを決める会議の場で、観光マーケティング学者だったGiancarlo Dall’Araの案で、あるじを失った空き家を客室とし、村全体をアコモデーション施設とする、地域再生計画が採用された。のちのアルベルゴ・ディフーゾとなったのは言うまでもない。
https://tabi-labo.com/279426/albergodiffuso?utm_source=tw&utm_medium=social&utm_campaign=05_tw_share

lunedì 8 giugno 2020

Albergo diffuso: l'unico modello che non abbiamo importato



ROMA - "Gli alberghi diffusi sono l'unica ospitalità realmente Made in Italy. Centrali in questo momento in cui il turismo slow assume una valenza prioritaria. Serve un bando specifico".
A lanciare l'appello è l'Adi, l'Associazione Nazionale che rappresenta quell'ospitalità dal sapore tutto italiano, un po' casa e un po' albergo, che pur mantenendo tutti i servizi di una struttura ricettiva, accoglie i suoi ospiti in soluzioni, appunto, "diffuse" all'interno di uno stesso paese o in campagna.
Si va dalla Locanda degli Elfi a Preit, tra le cime piemontesi, all'albergo diffuso nel centro storico di Scicli, celebre set del Commissario Montalbano, passando per le Grotte della Civita, dove provare l'esperienza di dormire tra i Sassi di Matera, o l'ultimo "nato" nel borgo romagnolo di San Leo, dove dormirono anche Dante Alighieri e San Francesco.
Una soluzione nata normativamente nel 1989 in Sardegna, regione oggi che vanta il record di alberghi diffusi (ma molti sono anche nel Lazio e Toscana), e che "in tutta Italia è arrivata a circa 200 realtà", racconta all'Ansa, il presidente dell'Adi, Giancarlo Dall'Ara, sebbene "solo 70" riconosciute dai rigidi standard qualitativi dell'Associazione. Con tutte le loro peculiarità.
"Gli alberghi diffusi sono fuori dalle grandi città sovraffollate - spiega Dall'Ara - Spesso sono in borghi, anche difficilmente raggiungibili. Eppure il 90% delle strutture lavora tutto l'anno, perché il 50% degli ospiti arriva dall'estero. E si coinvolge tutto il paese, perché quello che si vende non è solo la stanza per dormire, ma lo stile di vita all'interno di un borgo. Anzi, spesso gli stessi alberghi diffusi tengono aperti negozi, ristoranti, hanno scuole di italiano o offrono lezioni di cucina. Esistono persino tour degli alberghi diffusi alla scoperta dell'Italia più autentica".
Non a caso, sottolinea Dall'Ara, "è l'unico modello di ospitalità che non abbiamo importato, ma esportato. Sotto la nostra guida, alberghi diffusi sono sorti in Danimarca, Svizzera. In Giappone è nata un'associazione gemella alla nostra e tutti", anche quei paesi dove la nostra lingua appare davvero impervia, "hanno mantenuto la dicitura in italiano 'Albergo diffuso'".
Insomma, un'offerta che potrebbe essere cruciale in un Paese dove, già prima della pandemia, si dovevano fare i conti con la concentrazione dei grandi flussi turistici. Ancora più oggi davanti a un'estate che si profila tutta italiana, di prossimità e in fuga da luoghi affollati.
"Le stime - dice Dall'Ara - già prima della pandemia erano di 500 nuovi progetti nel cassetto, rallentati solo dalla burocrazia". Dopo due mesi di lockdown, "nel mese di maggio a riaprire è stato il 40% delle strutture. Il 30% punta a farlo entro giugno. Ma c'è una fetta di un altro 30% fortemente incerto se rimandare tutto al prossimo anno".
I dubbi sono sul futuro e pesa fortissima "la situazione economica" aggravata dal fatto che "nelle delibere dei finanziamenti" per il Covid "molte Regioni non li hanno inclusi nell'elenco delle categorie delle strutture ricettive che possono avere accesso ai fondi. Accade nel Lazio e non solo".
La richiesta dell'Adi è dunque "un provvedimento specifico per gli Alberghi Diffusi in Italia. Chiediamo un bando - spiega Dall'Ara - con finanziamento a fondo perduto per evitare la chiusura, un voucher turistico forfettario per chi pernotta da noi e la defiscalizzazione delle spese per beni e servizi acquistati all'interno della comunità. Ma se davvero vogliamo puntare sul turismo slow - incalza - se davvero vogliamo che il 2020 sia l'anno dei borghi (in Italia sono più di 20 mila), si deve pensare a un piano nazionale. Se non facciamo niente, il turismo finirà solo per affollare quelli già conosciuti. L'invito ai decisori è di partire con un grande progetto, fatto di strutture, servizi e incentivi, iniziando dai residenti. Se loro stanno bene, i turisti arrivano, perché il successo di questo tipo di turismo sta proprio nel trattare l'ospite come un residente temporaneo. E se quest'estate ci si muoverà poco, potrà essere un vantaggio. Una grande prova generale per il 2021".
https://www.abruzzoweb.it/contenuti/fase-3-alberghi-diffusi-il-made-in-italy-salva-estate/737918-1/

domenica 7 giugno 2020

Un bando specifico per gli Alberghi Diffusi


(ANSA) - ROMA, 06 GIU - Dopo due mesi di lockdown, "già nel mese di maggio a riaprire è stato il 40% degli Alberghi diffusi.
    Un ulteriore 30% punta a farlo entro questo mese di giugno. Ma c'è una fetta di un altro 30% fortemente incerto se rimandare tutto al prossimo anno. Serve un bando specifico". A lanciare l'appello è l'Adi, l'Associazione Nazionale che rappresenta quell'ospitalità dal sapore tutto italiano, un po' casa e un po' albergo, che pur mantenendo tutti i servizi di una struttura ricettiva, accoglie i suoi ospiti in soluzioni, appunto, "diffuse" all'interno di uno stesso paese (a volte coinvolgendo l'intero centro storico o tutta la comunità) o in campagna.
    Un'offerta rigorosamente Made in Italy (è l'unico modello di ospitalità che abbiamo esportato e non importato), diffusa soprattutto nei borghi che contribuisce fortemente a tenere vivi e che potrebbe essere cruciale in un Paese dove, già prima della pandemia, si dovevano fare i conti con la concentrazione dei grandi flussi turistici. Ancora più oggi davanti a un'estate che si profila tutta italiana, di prossimità e in fuga da luoghi affollati.
    A pesare sulle riaperture, racconta il presidente dell'Associazione Nazionale Alberghi Diffusi, Giancarlo Dall'Ara, sono, certo, i dubbi sul futuro, ma soprattutto "la situazione economica" aggravata dal fatto che "nelle delibere dei finanziamenti" per il Covid "molte Regioni non hanno incluso gli Alberghi diffusi nell'elenco delle categorie delle strutture ricettive che possono avere accesso ai fondi. Accade nel Lazio e non solo".
    La richiesta dell'Adi è dunque "un provvedimento specifico per gli Alberghi Diffusi in Italia. Chiediamo un bando - spiega Dall'Ara - con finanziamento a fondo perduto per evitare la chiusura, un voucher turistico forfettario per chi pernotta da noi e la defiscalizzazione delle spese sostenute per beni e servizi acquistati all'interno della comunità". (ANSA).

mercoledì 3 giugno 2020

Il turismo nei Borghi non è turismo minore!

(immagine dell'account dello IAT di Pennabilli)

Parliamo di borghi: sono una scommessa per ricominciare, perché?
Oggi le sensibilità di chi si appresta a viaggiare sono cambiate, e il tema della sostenibilità è molto più sentito di prima, assieme al bisogno di ambienti naturali, di sicurezza e di luoghi senza ressa. I borghi e i piccoli centri sono la proposta più coerente rispetto a questa domanda. Dunque potrebbe essere davvero l’anno dei borghi, ad alcune condizioni però: nei borghi c’è molto da fare, chi vive nei paesi sa bene che, oltre ai punti di forza, ci sono spesso anche molti punti di debolezza (accessibilità, centri storici con case disabitate, spopolamento, carenza di servizi…). Dunque la grande occasione dei borghi, compresi naturalmente quelli sulla costa, non sarà automatica, ma dipenderà da progettualità, strategie, competenze, insomma è necessario un percorso originale di sviluppo che non sia la copia di quanto è stato fatto nelle grandi città e nelle località del turismo dei grandi numeri. A questo proposito mi sembra che a fronte di una consapevolezza diffusa di quali siano i trend in atto che riportano in primo piano i borghi, non vedo altrettanto impegno nel varare nuove progettualità per non perdere le opportunità che si profilano. Forse questo accade perché il tema dei borghi è sempre stato affrontato con un certo snobismo: i borghi sono storicamente stati confinati nel cosiddetto turismo minore, ma una ricerca dell’Associazione Borghi più belli d’Italia relativa al 2018, mostra come in un campione di 260 borghi esaminati i posti letto siano circa 70mila, in circa 7 mila attività che hanno sviluppato complessivamente 12milioni di pernottamenti, il 37% stranieri. ”Un po’ più della presunta marginalità” ha commentato giustamente il Presidente Fiorello Primi. Ora, per avere il quadro della situazione e delle opportunità, dobbiamo pensare che in Italia i borghi sono circa 20mila! Ecco perchè io penso che sia necessario varare un grande progetto nazionale di lancio dei borghi italiani. Non penso alla solita “campagna di comunicazione” penso piuttosto a interventi non più rinviabili sul “prodotto” e sulla qualità della vita. 
Dalla intervista di Cristina Cossu a Giancarlo Dall’Ara