mercoledì 16 settembre 2020

Gli Alberghi Diffusi su Vanity Fair

 


Riprendiamo di seguito una parte dell'articolo di Francesca Masotti: "Una casa indipendente in un borgo storico, nessuna folla, i servizi di un hotel: l’Albergo Diffuso è in grado di garantire un soggiorno in sicurezza. Ne abbiamo parlato con Giancarlo Dall’Ara, presidente dell’Associazione Nazionale Alberghi Diffusi

Dobbiamo ripensare interamente il nostro modo di viaggiare. In attesa di capire quali saranno i prossimi sviluppi nel settore turistico, gravemente colpito dalla crisi, l’Italia delle vacanze può ripartire dagli Alberghi Diffusi. Un’occasione unica per (ri)scoprire gli angoli più remoti del Bel Paese e, contemporaneamente, rispettare la regola del distanziamento sociale.

Cos’è un «albergo diffuso»? È un albergo che non si costruisce, ma nasce in un piccolo borgo mettendo in rete case preesistenti, vicine tra loro. Una delle case diventa il luogo di accoglienza dove gli ospiti si registrano e trovano servizi e spazi comuni. Le altre, invece, diventano le camere dell’albergo. Come è nata l’idea? Il piano di riconvertire i borghi disabitati all’accoglienza turistica, è nato in Carnia negli anni Ottanta dopo il terremoto che nel 1976 sconvolse il Friuli e lasciò spopolati molti paesini. L’albergo diffuso si è configurato poi negli anni ’90 come una proposta di ospitalità originale, diversa dagli hotel o dai resort, nata per sviluppare il turismo nei borghi, senza snaturarli ma organizzando l’esistente. «Il tratto, forse, più peculiare dell’albergo diffuso è rappresentato dal fatto che le case che lo compongono devono trovarsi in mezzo a case abitate dai residenti: l’ospite più che turista deve sentirsi residente, seppur temporaneo». A parlare è Giancarlo Dall’Ara presidente dell’Associazione Nazionale Alberghi Diffusi e ideatore di questo modello di ospitalità.

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Distanziamento sociale. Divieto di assembramento. Limitazioni allo spostamento. Se si pensa a una vacanza influenzata da questi concetti, come sarà quella prossima, l’albergo diffuso può essere una soluzione?

Gli alberghi diffusi hanno tutte le carte in regola per rispondere a queste aspettative perché sorgono in contesti vicini alla natura, dove non c’è ressa, e le case che li compongono sono state costruite in passato per i residenti, non per i turisti, dunque mantengono tutti quei requisiti ai quali, dopo il lockdown fatichiamo a rinunciare. In generale l’ospitalità diffusa è una proposta molto coerente rispetto a questa domanda. Questo sviluppo però non sarà automatico, perché non tutti i borghi in Italia sono pronti o hanno risolto i loro punti di debolezza. Occorre avviare un percorso originale di sviluppo dei centri minori italiani che, facendo tesoro anche dei limiti delle destinazioni turistiche “di massa”, possano dare vita ad una proposta autentica, sostenibile e di fascino per tutti.

 

In Italia i borghi storici che stanno soffrendo l’abbandono sono tanti: trasformarli in alberghi diffusi potrebbe essere una soluzione per evitare il loro depauperamento?

Il modello dell’albergo diffuso ha dimostrato che è possibile recuperare una parte degli edifici abbandonati in un centro storico per ospitare turisti, creando occupazione e reddito per i locali e stimolando altre attività come il commercio e l’artigianato, oltre che la produzione di prodotti locali. L’albergo diffuso, però, non è un modello applicabile ovunque. Funziona se i piccoli centri non sono completamente disabitati; in quei casi prima di aprire un AD bisogna pensare ad un progetto di ripopolamento, perché senza residenti la formula dell’AD, cioè quella di vivere lo stile di vita del luogo, viene a mancare.

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Quali prospettive e sfide future?

Da diversi anni siamo impegnati nell’internazionalizzazione del modello dell’albergo diffuso. Lo scorso anno è nata la prima Associazione di alberghi diffusi all’estero, in Giappone, dove esistono già diverse realtà “diffuse”, due portali online specializzati e molti progetti. Il 5 maggio scorso sono iniziati i lavori di ristrutturazione delle case del primo albergo diffuso in Svizzera, a Corippo, e speriamo che dopo la crisi che stiamo vivendo possano diventare operativi il primo albergo diffuso tedesco a Mainbernheim, in Baviera, e il primo albergo diffuso in Albania a Dhoksat, la cui apertura era in programma nei primi mesi di quest’anno.


https://www.vanityfair.it/viaggi-traveller/vacanze/2020/08/16/estate-2020-la-nuove-vacanze-negli-alberghi-diffusi

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