mercoledì 28 marzo 2018

Albergo Diffuso. Tesi di Laurea di Simona Lombardo



Nel presente lavoro si è cercato di capire come i fattori tempo-conoscenza possano aumentare la competitività delle imprese turistiche, analizzando un modello di ricettività sostenibile, l’albergo diffuso. La competenza dell’agire, insieme alla comprensione del “quando” innovare possono ridurre i tempi dell’apprendimento ed aiutare a rendere rispondenti le attese interne rispetto a quelle esterne al territorio in cui l’azienda opera.

Il binomio tempo-conoscenza aiuta l’impresa ad evolvere nel momento giusto, senza rischiare di essere anacronistica o di introdurre innovazioni con eccessivo anticipo.

Il vantaggio competitivo di una destinazione deriva oltre che dalla ricchezza di fattori d’attrattività, dal know-how aziendale, da corretti stili di leadership, anche dall’uso dei beni immateriali come le tradizioni, il patrimonio storico e culturale di un luogo (Paniccia, 2017).

Nelle scelte riguardanti l’innovazione dell’impresa turistica si deve tener conto, allora, anche di come il processo di commodification[1] possa contribuire alla formazione del prodotto turistico globale.

Il modello di ospitalità dell’albergo diffuso (attraverso la rivitalizzazione delle unità abitative ma soprattutto delle tradizioni locali e dello stile di vita slow) di fatto risponde alla domanda di ritorno alla ruralità e di sostenibilità ambientale che hanno modificato la moderna concezione del viaggio.

Negli ultimi anni si sta assistendo ad un ritorno alle comunità a bassa densità abitativa, in contrapposizione alla standardizzazione dei prodotti, imposti dalla globalizzazione. Il fenomeno antropologico della neo ruralità (Di Renzo E., 2015) che di fatto è permeato in più assetti culturali ha cambiato il modo di fare la vacanza, permettendo al turista, di vivere l’esperienza del ritorno alle proprie origini, al folklore locale nonché ad un perduto senso di comunità.

L’AD risponde a questa nuova tendenza proprio perché alla base dell’idea dell’albergo diffuso c’è quella della soft economy dove lo sviluppo si indirizza verso l’interesse delle comunità locali, la sostenibilità ambientale e la rivitalizzazione delle identità locali.

Le principali caratteristiche dell’AD si trovano nella dislocazione dei diversi immobili ricettivi all’interno di una destinazione rurale e nel legame con il territorio, dove il turista ha la possibilità di vivere con e come le persone del luogo.

Secondo il professor Dall’Ara (2010), l’albergo diffuso è una struttura che oltre a vendere i propri servizi vende un territorio.

I benefici a livello territoriale, riguardanti questa particolare struttura ricettiva possono essere notevoli, ad esempio: la tutela del patrimonio architettonico esistente; la valorizzazione del capitale storico-artistico e delle tradizioni locali nonché la rivitalizzazione di attività produttive e commerciali tramite la formazione di sinergie tra aziende presenti nello stesso luogo.

L’albergo diffuso può servire, inoltre, come possibile soluzione per attenuare la relazione dicotomica tra il centro storico (spesso congestionato da viaggiatori “mordi e fuggi”) e la periferia (in molti casi degradata, sconosciuta e non valorizzata).

L’obiettivo di questo lavoro, oltre a quello di definire il fenomeno dell’AD è quello di analizzare se in concreto possa rappresentare un motore per lo sviluppo locale.

L’analisi del caso studio “Locanda specchio di Diana”, ha confermato come la scelta del proprietario di costituire un albergo diffuso nel comune di Nemi, si sia rivelata lungimirante, proprio perché fatta in un momento storico dove sussiste una crescente domanda di turismo alternativo e green.

L’imprenditore è riuscito a coniugare i tempi strettamente aziendali con quelli sociali, anche attraverso l’introduzione di questa innovazione (con un corretto tempismo) e riuscendo così a ricavarne un vantaggio competitivo, soprattutto perché è l’unico AD nel territorio limitrofo. Il risultato della ricerca effettuata sul case study, ha confermato, inoltre, che questo modello innovativo di struttura ricettiva aumenta non solo la competitività ma anche lo sviluppo sostenibile dei borghi, che normalmente non farebbero parte di circuiti turistici con alta percentuale di flussi di visitatori.

Come confermato dall’analisi svolta sulla “Locanda Specchio di Diana”, l’AD attrae e fidelizza i clienti perché propone un’esperienza semplice ed autentica, attraverso un nuovo modo di pensare all’alloggio ma anche proponendo un’offerta diversificata di vacanza, tramite l’attivazione di una rete di collaborazioni con associazioni e cooperative del posto.

L’Italia con il suo grande capitale storico artistico, ha in sé i presupposti per dar vita ad un’offerta che risponda alla richiesta di rivitalizzazione di zone, altrimenti destinate allo spopolamento. L’albergo diffuso, se gestito oculatamente, produce un’economia che trae forza dalle comunità e dal territorio aumentando la coesione sociale e la competitività attraverso il vantaggio dell’inimitabilità del nostro patrimonio.





Dott.ssa Simona Lombardo

(Università degli studi di Roma “Tor Vergata”

Corso di laurea: Progettazione e gestione dei sistemi turistici;

tesi in: economia e gestione delle attività turistiche e culturali)



Titolo: “I FATTORI TEMPO E CONOSCENZA NELLA COMPETITIVITA’ DELLE IMPRESE TURISTICHE: IL CASO DELL’ALBERGO DIFFUSO”






[1] Commodification: con questo termine s’intende come la cultura può essere utilizzata per vendere una particolare destinazione, in tal senso, gli elementi culturali, tipici di una certa area, possono essere venduti e consumati come parte dell’offerta complessiva di quel posto. Dal punto di vista antropologico la cultura nelle destinazioni può essere considerata come un bene. Questo può creare un vantaggio sia per determinate regioni che per le loro popolazioni locali (MacLeod, D.V., 2006).

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