sabato 12 agosto 2017

Un articolo di Megumi Nakahashi sull'Albergo Diffuso


Il numero di agosto della rivista "Architecture and Society" dell’Associazione di architettura giapponese (fondata nel 1917) contiene un articolo sull’albergo diffuso. L’articolo è stato scritto da Megumi Nakahashi e ha come titolo “Metodo di collaborazione per i borghi in Italia con l’utilizzo di case abbandonate: il caso dell’Albergo Diffuso”.
Questa che leggete è la sintesi della chiacchierata tra me e Megumi Nakahashi, in parte ripresa nell'articolo.
1. Come è la legge attuale per AD? 
Giancarlo Dall'Ara: in Italia non c'è una legge nazionale sugli AD perché in Italia il turismo non è materia di competenza dello Stato, ma delle Regioni. Ecco perché in Italia ci sono 20 leggi regionali sull'AD, una per Regione.

2. Lei e l’associazione come desiderate che cambino la legge per migliorare i servizi che offrono presso Albergo Diffuso?
GDA: Noi vorremmo una sola legge, o almeno 20 leggi simili tra loro. Attualmente le differenze sono enormi e questo crea confusione nei visitatori che trovano alcuni servizi in alcune regioni, ma poi quando vanno in visita ad AD in altre regioni, non trovano più quei servizi solo perché chi gestisce l'AD, se rispetta la legge, non può darli loro. I servizi ai quali mi riferisco riguardano la gestione dell'accoglienza, il servizio di piccola colazione, la distanza delle case e la pulizia delle camere, gli spazi comuni...

3. Cosa avete provato di promuovere allo stato per modificare la legge per gestirsi meglio gli alberghi diffusi?
GDA: Abbiamo incontrato più volte il Ministero per sensibilizzarlo. Abbiamo incontrato tutte le Regioni, e abbiamo organizzato convegni in tutta Italia. Ma abbiamo delle Lobby contrarie, che sono più forti di noi e che sono più ascoltate. Sono Lobby che ci vedono come concorrenti, anche se in realtà noi non abbiamo concorrenti perché non esiste nessuna altra proposta che permetta di vivere i borghi come la nostra proposta.

4. L’Italia ha ogni regione molto caratteristica sia punto di vista storia e cultura. Secondo lei, se la stessa legge nazionale applica sui alberghi diffusi di tutta Italia, non si perde  la cultura e la caratteristica  proprio del ogni regione?

GDA: Non credo. Il modello dell'AD è molto semplice e non standardizza, né omologa. Le case devono essere molto vicine, dice il modello dell'AD. Non dice che devono essere uguali a quelle di altre regioni; tutt'altro: dice che vanno rispettate da chi le ristruttura e che devono restare autentiche! Così pure la gestione non deve essere come quella degli hotel tradizionali, ma deve avere le radici nella cultura del luogo. Il modello dell'AD serve a garantire ai turisti di trovare i servizi alberghieri, senza snaturare l'identità dei luoghi.

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