martedì 27 dicembre 2016

Presente e futuro degli Alberghi Diffusi



Intervista a Giancarlo Dall'Ara di Claudio Bacilieri, Borghi Magazine, gennaio 2016

- Utilizzare a fini turistici le case disabitate nei borghi: è questa la definizione di albergo diffuso?

Direi di no. Un albergo diffuso non è una semplice sommatoria di case disabitate in un borgo. Un albergo diffuso è un albergo a tutti gli effetti, è una struttura ricettiva che fornisce tutti i servizi alberghieri, e che utilizza case molto vicine tra di loro. Le case diventano le camere e gli spazi di accoglienza (dalla reception alle sale comuni, al punto ristoro). Per creare un AD occorrono certo case disabitate, ma le case devono diventare camere, mentre una casa sarà ristrutturata allo scopo di offrire tutti i servizi comuni, senza i quali non si può parlare di albergo, tantomeno di albergo diffuso. 

- Come si convincono i proprietari delle case a metterle a disposizione dei turisti desiderosi di entrare in contatto diretto con la storia e la cultura del luogo? Facendo capire loro le potenzialità del mercato?
Per aprire un albergo diffuso non è sufficiente avere case disabitate in un borgo, occorre un gestore. Chi accoglie gli ospiti non è una casa, ma una persona. Il ruolo della Risorsa Umana in un progetto di Albergo Diffuso è fondamentale. Di norma è il gestore, o chi vuole gestire un AD, a contattare i proprietari delle case per prenderle in affitto o per acquistarle.
I proprietari delle case il più delle volte si convincono se qualcuno paga loro l'affitto; certo qualche volta accade che il progetto di albergo diffuso parta dai proprietari delle case che decidono di partecipare ad un progetto corale, di comunità. In questo secondo caso, più affascinante e più difficile, è opportuno dare vita ad un Consorzio di proprietari che affida la gestione dell'AD ad un privato, o ad una società di gestione.
Tra gli argomenti più interessanti per i proprietari di case c'è il fatto che gli alberghi diffusi veri, a differenza delle altre forme di ospitalità, nel 90% dei casi sono aperti e funzionanti tutto l'anno; questo perché la proposta di un AD è lo stile di vita di un borgo, qualcosa cioè che non ha stagionalità.

- Come si può aprire e avviare con successo un paese albergo? E quali sono le condizioni per realizzarlo?
Un paese albergo è un network di operatori dell'ospitalità: piccoli alberghi, B&B, affittacamere, bar, ristoranti...
E' un progetto ambizioso che può nascere se c'è una forte condivisione progettuale. Apparentemente più semplice da realizzare rispetto ad un albergo diffuso, in realtà molto raramente funziona, perché gli equilibri interni non sono semplici da mantenere e perché la domanda non trova un prodotto nuovo, ma trova le stesse cose, gli stessi servizi, che esistevano anche quando il paese albergo non era nato. Personalmente non conosco esempi di successo di paese albergo. 

- Quale evoluzione prevede per l'albergo diffuso nel panorama della ricettività nazionale e internazionale?
L'albergo diffuso è l'unico modello di ospitalità interamente italiano, anche per questo ha un forte fascino nei confronti dei turisti che vogliono venire in vacanza in Italia. Da sempre noi chiediamo di non tradurre il nome albergo diffuso, esattamente come noi facciamo in Italia con i nomi dei modelli di ospitalità esteri che restano in inglese (B&B, Country House, Camping, Residence, Hotel,...). Da molto tempo in diversi paesi esteri si considera l'albergo diffuso come esempio di struttura ospitale sostenibile, in grado di stimolare indotto economico e occupazione nei piccoli borghi e di contribuire a fermare lo spopolamento.
I paesi del Mediterraneo sono tutti molto interessati al modello dell'Albergo Diffuso, ma non possono nascere alberghi diffusi senza una legge che li autorizzi. Ma le leggi sono ostacolate da lobby contrarie, spesso sono le associazioni di altre strutture ricettive a creare problemi. E' solo per questo che al momento la quasi totalità degli alberghi diffusi è in Italia, mentre in Spagna, Svizzera o Francia troviamo solo modelli che assomigliano agli AD, ma non veri e propri AD. Fa eccezione la Croazia che lo scorso anno ha emanato una norma specifica grazie alla quale sono nate diverse esperienze di AD.
Quando le associazioni degli altri operatori dell'ospitalità capiranno che l'albergo diffuso non fa concorrenza agli hotel tradizionali, perché la nostra proposta è completamente diversa, credo che nasceranno leggi adeguate e di conseguenza molti alberghi diffusi, e credo che quelli nati all'estero mantenendo il nome in italiano contribuiranno a promuovere il nostro paese. 


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