martedì 17 novembre 2015

Albergo Diffuso Torre della Botonta



Articolo di CN Lab, pubblicato su Notizie Tiscali 

"Propone al turista di vivere il luogo dove dimora temporaneamente come se fosse un abitante autoctono, è sostenibile perché si insedia in edifici esistenti e perché spesso propone prodotti agricoli e artigianali a chilometri zero: piace sempre di più l’albergo diffuso, grazie a questo nuovo sistema turistico i borghi abbandonati rinascono. Diffuso in tutta Italia ormai, è una sorta di hotel orizzontale, con camere e servizi distribuiti in edifici diversi, all'interno di un unico centro storico.   


 Ogni albergo diffuso ha la sua caratterizzazione che rispecchia, poi, l'identità dei mille campanili italiani. Un bell'esempio arriva dall'Umbria: Torre della Botonta è un castello medievale umbro, una fortezza albornoziana del XIV secolo non lontana da Spoleto, che possiede ancora la forma e la bellezza originali degli edifici antichi che la costituiscono: la vecchia banca, l’antico comune, il forno pubblico, la torre di guardia, le mura di cinta. Lo gestisce Fortunato Baliani, ex ciclista professionista. Terminata la sua carriera sportiva è tornato nella sua terra per immergersi nel cuore verde d'Italia. Il suo maniero offre stanze dedicate alle fibre naturali, canapa, seta, lino, juta, cotone, cashmere, e una “casa sulle mura”. Nelle camere e nei locali comuni gli ospiti non trovano il televisore ma libri illustrati sul territorio, saponi bio, formaggi e crostate rigorosamente autoctoni. I vicini borghi di Montefalco, Bevagna, Trevi, Norcia, Spoleto e Todi si possono raggiungere in bicicletta: “Li accompagno io – assicura Baliani – su strada o in mountain bike, su e giù per le meravigliose colline della mia regione”. 
    
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 “L'albergo diffuso doc – afferma Giancarlo Dall'Ara, presidente dell'Adi, l'associazione che riunisce un centinaio di strutture italiane – è aperto tutto l'anno perché propone al turista di vivere il luogo dove dimora temporaneamente come se fosse un abitante autoctono, è sostenibile perché si insedia in edifici esistenti e perché spesso propone prodotti agricoli e artigianali a chilometri zero”. Vivere la vita del borgo in ogni stagione: è il primo comandamento di chi offre questo tipo di ospitalità nei paesi e nelle città dello Stivale. “E' la terza via per rianimare i piccoli centri – continua Dall'Ara – spesso abbandonati a causa di un inurbamento che li dissangua. Al contrario delle altre due strade che sintetizzo con due neologismi, museificazione e disneyficazione, questa terza via prevede la presenza dei residenti”. Tessuto urbano, sociale ed economico si intrecciano per proposte slow e green che intendono recuperare, mantenere, condividere il genius loci unico e irripetibile nascosto in ogni contrada del Belpaese. 
  
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