domenica 7 luglio 2013

Intervista sull'albergo diffuso


Un modo del tutto originale di fare turismo accompagato da un modello di sviluppo sostenibile e a zero impatto ambientale con finalità ultima la valorizzazione ed il rilancio del territorio.
E' questo in estrema sintesi il concetto di albergo diffuso, un' idea interamente italiana nata per offrire l' ospitalità con tutti i classici servizi albergheri, ma all'interno di una logica orizzontale e non verticale, vale a dire diffusa sul territorio, recuperando strutture già esistenti e di conseguenza senza impatto ambientale.
Il tutto creando sviluppo del territorio stesso anche attraverso il coinvolgimento dei produttori locali in modo da proporre ai turisti non una semplice vacanza, ma una vera e propria sintesi dello stile di vita di un luogo nel quale ci si immerge interamente.
- Cosa è il modello Albergo Diffuso?
Un albergo diffuso è un albergo che non si costruisce, ma che nasce mettendo in rete case preesistenti, vicine tra loro, e garantendo agli ospiti tutti i servizi alberghieri, dalla piccola colazione all’assistenza, ai locali comuni, alle pulizie quotidiane... Dunque il “modello” dell’AD è quello di un albergo orizzontale, gestito a livello imprenditoriale, un modello made in Italy, sostenibile ed in grado di dare un contributo allo sviluppo turistico dei Borghi del nostro Paese.

- Come e quando nasce?  È un fenomeno diffuso in quali paesi ( Europa ed, eventualmente,
   mondo)?
Dopo i primi tentativi in Friuli e in altre Regioni del Paese il modello nasce ufficialmente 12 anni fa con la prima normativa di una Regione italiana - la Sardegna - che lo riconosce ufficialmente e ne permette l’apertura e la gestione. Gli AD esistono solo in Italia anche se sono stati avviati un paio di progetti anche all’estero. In ogni caso l’attenzione a questo fenomeno all’estero è rilevante. Il New York Times ha dedicato all’AD un reportage il 10 maggio scorso e ha definito il modello “semplice ma geniale”. Anche il quotidiano Sud Deutsche Zeitung ha dedicato molta attenzione a noi e così pure da anni le Guide Lonely Planet, solo per fare degli esempi. Tra l’altro all’estero albergo diffuso non si traduce, riconoscendo così che si tratta di una formula italiana. Proprio come facciamo noi parlando di B&B, che è un modello ospitale anglosassone.

- Differenze con un albergo ordinario?
Rispetto ad un albergo ordinario un AD è diverso perché non nasce pensando ai turisti, non è cioè un albergo per turisti. Nasce pensando ai residenti, e considera i turisti come dei residenti “temporanei”. Da questo punto di vista un AD non vende camere, ma offre un’esperienza vera, autentica, quella dello stile di vita di un borgo. Più il borgo è vivibile, più l’AD può contare su una domanda interessata a viverne l’esperienza.

- Quali sono i vantaggi per gli ospiti di queste strutture rispetto ad un albergo ordinario?
I vantaggi sono quelli di sentirsi parte di una comunità vera, di un vicinato. Sono quelli di sentirsi trattati da persone, prima che da clienti.
Io ritengo che un AD, a differenza di tanti alberghi standard, sia in grado di offrire una ospitalità che affonda le radici nella cultura del luogo.

- Quanti ‘membri’ raccoglie l'Associazione nazionale degli Alberghi Diffusi di cui Lei è Presidente?
Quasi tutti gli alberghi diffusi veri (purtroppo non mancano gli abusi del termine, soprattutto nelle regioni che non hanno una normativa specifica) aderiscono all’Associazione nazionale. Sono poco più di 40 (oggi 76 ndr) strutture presenti in una quindicina di regioni del paese. L’elenco è nel sito www.alberghidiffusi.it

È un fenomeno destinato a crescere? Come è visto in Italia?
Il fenomeno è certo destinato a crescere, ma gli AD non saranno mai un numero elevato, perché gestire un AD è più complicato rispetto alla gestione di un albergo tradizionale, verticale, e comporta qualche diseconomia in più. Un gestore di un AD deve essere un grande appassionato del territorio. In ogni caso contiamo di arrivare ad un centinaio di strutture entro non molto tempo.

- La sua diffusione è stata sempre  favorita o qualche volta c’è chi vi è ‘andato contro’ ?
Nessuno ha remato contro l’AD, pero poche istituzioni lo hanno davvero favorito. Si pensi che non è mai stato possibile organizzare un incontro con il Ministero, al quale vorremmo chiedere di emanare delle linee di indirizzo, visto che, in Puglia, la Regione chiama Alberghi Diffusi i centri di raccolta degli immigrati! Ci piacerebbe poi contare su qualche incentivo, in considerazione del fatto che il modello dell’AD è un contributo per frenare lo spopolamento dei centri storici. Ma solo tre Regioni in Italia prevedono incentivi per chi realizza un AD.

intervista di Pierfrancesco Palattella, del 10 settembre 2010, pubblicata su La Vera Cronaca:
http://www.laveracronaca.com/index.php/interviste/567-turismo-e-territorio-l-albergo-diffuso

Immagine: Albergo Diffuso Borgo San Rocco, Savoca (ME)

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