venerdì 15 febbraio 2013

Alberghi Diffusi: turismo da residenti

Vi propongo questo articolo di Domenico Mussolino pubblicato da "La voce della bellezza":
"Fra le macerie del terremoto del 1976, nacque il primo, in un piccolo paesino del Friuli. Era il 1978 e nelle viuzze di Maranzanis in provincia di Udine, al confine con l’Austria, si sperimentò una nuova forma di turismo, l’”Albergo diffuso”. Un complesso di stanze vuote, in un’area storica del paese, veniva usato come un vero e proprio Hotel.  “A distanza di 25 anni, oggi gli alberghi diffusi in Italia sono 62, ma penso che saranno 70 entro l’anno” dichiara Giancarlo Dall’Ara, presidente dell’Associazione Nazionale Alberghi Diffusi. Una tipologia di turismo che, a differenza di altre, è in crescita. Sette su dieci hanno avuto quest’anno più clienti rispetto al 2011. Sono riconosciuti ufficialmente da 16 regioni su 20, ma parlare di fondi specifici è ancora un tabù. L’idea è scaturita dalla necessità di rivitalizzare piccoli villaggi, ormai poco abitati, attraverso il turismo. “Gli edifici che compongono un albergo diffuso – ci spiega Dall’Ara – devono essere preesistenti e di “sapore locale”, e le unità abitative devono diventare camere.” Come albergo, deve possedere tutte le caratteristiche richieste dagli alberghi tradizionali: reception, servizi alberghieri, punto ristoro, assistenza, pulizia quotidiana, gestione unitaria e imprenditoriale. L’aggettivo “diffuso” connota invece un modello ospitale vero e proprio, distinto dagli altri. Chi lo sceglie cerca un rapporto amichevole con gli ospiti, colazione con caffé e cornetto in compagnia, un prodotto personalizzato e lontano dagli standard.
Alla ricerca di normative specifiche. “Il modello ovviamente è tutto italiano, – racconta Dall’Ara – ed è nato grazie alle esperienze che ho fatto in Friuli e nel Montefeltro negli anni ’80, e in Sardegna negli anni ’90. Ma come il bed and breakfast è stato copiato in tutto il mondo, la stessa cosa può avvenire con l’albergo diffuso.”  Anzi in tutta Europa ne potrebbero nascere di nuovi. “Al momento oltre ad un albergo diffuso spagnolo (ma presto in Spagna potrebbero essercene altri 3) ci sono dei tentativi di ospitalità diffusa sia in Svizzera che in Croazia. L’interesse è maggiore all’estero che in Italia, basta leggere la rassegna stampa internazionale per accorgersene. Il problema è che per aprire e gestire un albergo diffuso occorrono norme specifiche, e molti Paesi non sono disponibili ad adottarle.” “Lo spunto per fondare l’Associazione è venuto proprio dall’aumento dei casi di abuso del termine – continua Dall’Ara -. Problema per ora “tamponato” ma non completamente risolto.La Regione Puglia ad esempio chiama “alberghi diffusi” anche i centri raccolta di immigrati. Ad oggi abbiamo rifiutato il riconoscimento di albergo diffuso ad una ventina di strutture in Italia e ad una in Svizzera.”
È ancora più difficile riconoscere un vero albergo diffuso laddove manca completamente una legislazione puntuale. In quattro regioni italiane c’è ancora un vuoto legislativo. In Veneto è ancora ferma la proposta di legge sugli alberghi diffusi, presentata con un disegno di legge più generale sulla revisione globale del settore turistico.
Articolo originale di Domenico Mussolino qui:
http://www.lavocedellabellezza.it/alberghi-diffusi-il-turismo-da-residenti/

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