domenica 9 febbraio 2020

Un nuovo modello di ospitalità per le Valli Olimpiche piemontesi



Un “nuovo” modello di ospitalità per le Valli Olimpiche piemontesi
(abstract) "La mia ricerca parte da Sestriere, che con i suoi 2035 m s.l.m è il comune più alto
d’Italia. La sua vicinanza a Torino ha fatto sì che diventasse uno dei comuni in cui
disputare le Olimpiadi Invernali del 2006. Un grande successo che portò la città e le
Valli Piemontesi ad essere considerate un modello innovativo per le Olimpiadi a
seguire. Ma cosa è rimasto oggi dell’eredità olimpica?
Prima di affrontare la stesura della tesi ho sentito la necessità di confrontare la mia
opinione con quella di molti conoscenti, appartenenti a diverse fasce di età e con
interessi di vario tipo: cosa ne è emerso? Una forte consapevolezza del potenziale
della montagna ed una comune rassegnazione al fatto che il lascito olimpico, a
distanza di quindici anni fosse ormai esaurito. A questo punto, visto il mio percorso di
studi, è stato inevitabile trovare un riscontro numerico a quanto pensato. Strutturando
un’analisi di bilancio sui report del comune di Sestriere per il periodo olimpico e per il
biennio appena concluso ho ricercato nelle voci più significative del bilancio pubblico
indicatori di flusso turistico ed economico. La realtà che sia è configurata, unita alla
mia consapevolezza della situazione percepita durante i lunghi periodi trascorsi in
Valle, mi ha spinta a creare la mappa dell’offerta di Sestriere in termini di attività
ristorative, attrazioni e posti letto per poter impostare un’analisi di benchmarking.
Dopo aver creato il problema era forte il bisogno di una soluzione.
“Nessun Paese ne ha tanti quanto l'Italia. Sono arrivati oggi a 55 i siti del Belpaese
riconosciuti patrimonio dell'Umanità dall’Unesco - recita la Repubblica in un articolo
del 7 luglio 2019 e prosegue - si stima che la nostra penisola concentri dal 60% al
75% di tutti i beni artistici presenti nel mondo” e se a questi aggiungiamo il cibo e le
bellezze paesaggistiche ci rendiamo subito conto di quale tesoro abbiamo nelle mani.
Credo che tutto debba ripartire da qui.
Per questo motivo ho nutrito particolare interesse ad analizzare il modello ideato dal
Professor Dall’Ara ovvero quello dell’Albergo Diffuso: una nuova frontiera dell’ospitalità
di tipo “orizzontale”, un’idea made in Italy capace di coniugare le nuove tendenze del
mercato turistico alla grande tradizione della nostra penisola ma soprattutto una
soluzione poco invasiva per riportare in vita antichi Borghi di montagna
inevitabilmente destinati allo spopolamento.
Abstract della Tesi di Laurea di Marta Chiattone

lunedì 3 febbraio 2020

Le origini dell'Albergo Diffuso

Articolo del 1989 (Il Resto del Carlino) che descrive il progetto dell'Albergo Diffuso di Giancarlo Dall'Ara

Le origini dell’albergo diffuso nella Tesi di Laurea di Silvia Di Bernardo 

“Il concetto di albergo diffuso nasce in Carnia (UD) a seguito del terremoto che nel 1976 distrusse gran parte dei caseggiati e degli edifici del Friuli Venezia Giulia. L’idea iniziale era quella di trovare una fruibilità turistica delle costruzioni ristrutturate ma lasciate vuote, che permettesse una rivitalizzazione dell’economia locale attraverso la valorizzazione degli edifici sottoutilizzati e delle tradizioni architettoniche, pertanto si cominciò a delineare questo modello di albergo orizzontale in grado di attirare turisti e visitatori nei centri storici e nei borghi dei territori rurali. Il termine venne utilizzato per la prima volta nel 1982 in riferimento ad un progetto di valorizzazione turistica del borgo di Comeglians (UD) (“Progetto Pilota Comeglians”, diretto in veste di consulente esperto di turismo e di ospitalità alberghiera da Giancarlo Dall’Ara) dove venne poi formalmente costituito nel 1999, con l’obiettivo di creare «un sistema per gestire il territorio, promuoverlo, animarlo, organizzare e coordinare varie attività nel settore turistico, ambientale e artigianale in modo da valorizzare il comprensorio montano locale» (Droli, contenuto in Marangon e Troiano, 2013, p.97). 
Inizialmente, nei primi anni ’80, l’idea si diffonde con dei progetti teorici di studio il cui fine era quello di utilizzare le case vuote ed abbandonate per offrire servizi di ospitalità ai turisti, attirando flussi in aree montane disabitate. Il focus iniziale era soprattutto sul prodotto, poiché ci si concentrava su come valorizzare turisticamente un determinato sito rurale, invece che costruire un’offerta partendo dalle esigenze della domanda, interessata sempre più all’esperienzialità e all’autenticità dei borghi. I primi anni, dunque, hanno visto la diffusione del termine “albergo diffuso” ma non l’effettiva implementazione di un relativo modello di ospitalità originale e caratteristico (Dall’Ara, 2010). 
Uno dei primi progetti, oltre a quello di Comeglians, capaci di affermare l’idea e il concetto di albergo diffuso è quello di San Leo in Montefeltro (RN) del 1989, che prevedeva la possibilità di utilizzare appartamenti e case situate nei pressi della piazza principale, fornita di bar e servizi commerciali, da cui nacque l’ipotesi di avviare una gestione alberghiera di tali abitazioni. In questo progetto del 1989 vengono rappresentati per la prima volta i requisiti chiave della nuova tipologia ricettiva (Dall’Ara, 2010, p. 22): 
·                -  gestione unitaria della struttura; 
·                -  offerta di servizi alberghieri per tutti gli ospiti alloggiati negli edifici presenti in 
un piccolo centro storico; 
·                -  creazione di un ambiente e di un’atmosfera autentici, prevedendo anche 
arredamenti ed allestimenti in linea con lo stile architettonico locale. 
Fino agli anni ’90, però, il modello non trova concreta attualizzazione. I motivi che ne hanno ritardato l’effettiva realizzazione sono diversi, primo fra tutti quelli di tipo normativo: in Italia, infatti, la prima norma che riconosce da un punto di vista legislativo l’albergo diffuso è del 1998 (legge regionale n.27 del 12 agosto 1998, Regione Autonoma della Sardegna). Oltre a questo ostacolo, si presentavano anche complessità di tipo culturali, resistenze legate alla proprietà frammentata degli abitati, e della scarsa volontà da parte dei proprietari di investire in soluzioni ritenute così innovative. Inoltre era sempre presente il problema legato alla messa a punto e al perfezionamento del modello, in modo da giungere all’affermarsi di una formula condivisa ed utilizzabile in diversi contesti territoriali. 

Silvia Di Bernardo 
“Valorizzazione turistica del territorio rurale. Un Progetto di albergo diffuso”
Università Ca’ Foscari Venezia
Corso di Laurea Magistrale in marketing e comunicazione

AA 2012-2013

lunedì 27 gennaio 2020

Un altro articolo sull'AD di Picinisco (Lazio)


Un altro articolo sulla famiglia Di Ciacca e l’avventura dell’albergo diffuso Sotto le Stelle a Picinisco, nel Lazio.
A short drive away, the family’s albergo diffuso – or “scattered hotel” – is helping to revive Picinisco’s fortunes. Named Sotto le Stelle (Under the Stars), it’s an eco-friendly boutique hotel built in a former bishop’s palace in the heart of the village’s walls. Featuring one, two and three-bedroomed suites, there are private balconies and terraces offering guests a breathtaking view over the valley.
The alberghi diffusi concept came to life in Italy in the early 1980s, developed with a view to helping revive small, historic villages away from the usual tourist traps. Sotto le Stelle has helped Picinisco’s regeneration and has been followed by the reopening of La Crema di Berenice, a wonderful ice-cream parlour first opened in 1946, which specialises in traditional methods using just sugar, eggs and cream.
https://www.scotsman.com/lifestyle/travel/i-ciacca-picinisco-italy-scotland-on-sunday-travel-1-5071537

mercoledì 15 gennaio 2020

The Albergo Diffuso Concept


"A growing phenomenon that has been percolating in Italy for the past 20 years offers the kind of authentic experience many of today’s travelers seek. Even before Airbnb existed, the albergo diffuso concept has provided visitors with a way to live like a local. Often translated as scattered hotel, this model’s fundamental principle is to restore abandoned buildings in ancient villages and repurpose them as tourist lodgings. The concept allows travelers to embed within the community — without overwhelming its residents.
“The interest is very high,” said Giancarlo Dall’Ara, “because it is a real development engine. The model of using empty houses and generating new opportunities for young people and promoting sustainable tourism could be very important, especially in countries that have small villages with the same problems (empty houses, elderly residents, few young people…).”
https://skift.com/2019/11/27/turning-abandoned-hamlets-into-luxury-destinations/


lunedì 6 gennaio 2020

L’influenza culturale dell’albergo diffuso


L’influenza culturale dell’albergo diffuso 
A fronte di un numero di alberghi diffusi tutto sommato ancora limitato (a livello internazionale sono 130 quelli che hanno tutti i requisiti per essere definiti Alberghi Diffusi, e sono in gran parte in Italia), l’influenza culturale del modello dell’albergo diffuso è invece enorme! 
Avevo già avuto l’ impressione che l’influenza culturale di questo modello di ospitalità diffusa fosse più grande della sua realtà effettiva, quando cominciarono ad uscire articoli sulla stampa, ancor prima che fossi riuscito a trovare il primo gestore interessato a sperimentare questa formula gestionale!
Eravamo negli anni ’80, molti anni prima della prima legge che ha autorizzato la nascita degli alberghi diffusi (Sardegna, 1998), e naturalmente molti anni prima della nascita di un vero Albergo Diffuso.
Ma oggi gli articoli pubblicati sull’Albergo Diffuso sono migliaia, e sono moltissimi anche quelli pubblicati dalle riviste internazionali in particolare dopo l’articolo apparso sul New York Times, nel 2010, e in concomitanza con l’avvio del progetto di internazionalizzazione degli AD.
Naturalmente l’influenza culturale non è relativa solo alla rassegna stampa, né al numero di pubblicazioni, studi, ricerche e tesi sull’argomento (diverse centinaia), né ai convegni o ai progetti, che sono così tanti che io stesso fatico a raccoglierli.
L’influenza dell’albergo diffuso è oggi visibile soprattutto nella sua capacità di contagiare diverse forme di ospitalità!
Proviamo a pensare a quante sono le strutture ricettive, che magari assomigliano solo in parte all’Albergo Diffuso, o che più o meno esplicitamente ad esso fanno riferimento, perché dal modello dell’AD hanno ripreso i temi dell’utilizzo sostenibile di case vuote per offrire servizi alberghieri agli ospiti, oppure perché mettono in rete l’esistente, così da creare nuovi sistemi di offerta ospitale e turistica, o perché considerano i borghi come la nuova frontiera del turismo sostenibile, e propongono non tanto camere dove dormire, quanto l’esperienza “going local”, per rivitalizzare i piccoli centri.
Sono centinaia i progetti di ospitalità diffusa, spesso con nomi “sui generis”: borgo diffuso (sic!), ostello diffuso, residence diffuso, hotel diffuso, diffused hotel, deconstructed hotel, Difuzni hotel, paese albergo…
Più in generale sono sempre di più gli esempi di ospitalità che dell’AD – non riuscendo a mutuarne i servizi - riprendono la filosofia gestionale, una filosofia cioè che si oppone a quella dello standard che si basa su procedure asettiche, che rendono le esperienze di soggiorno in hotel uguali in tutto il mondo.
Infine l’albergo diffuso – unico modello di ospitalità interamente italiano – ha contribuito a dare un’immagine nuova e diversa dei piccoli centri sia ai turisti che ai residenti: quella della nuova frontiera dell’ospitalità che non crea impatto sociale, tantomeno ambientale, che affonda le radici nella cultura di un luogo, e che risponde al bisogno più profondo di chi va in vacanza, quello dell’autenticità.
Giancarlo Dall’Ara